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  • Amendola Carmine di Antonio

    Questo militare caduto nella guerra del 1915-1918 è inserito sulla lapide dei caduti di Mugnano, pur non essendo di Mugnano.

    informazioni tratte dal testo “L’eroe mio padre”, di Onorato Amendola De’ Tebaldi, Buenos Aires, 1933.

    Nato a Castel san Giorgio (SA) il 26 novembre del 1866, da fanciullo rivelò attitudini marziali che lo indussero ad organizzare compagnie di monelli, improvvisando battaglie ed ipotetiche spedizioni di conquista.

    Nonostante l’opposizione dei suoi, entrò appena sedicenne nella Scuola Militare di Modena, ottenendo a diciotto anni il grado di sottotenente (3 agosto 1884). Era un formidabile tiratore ed amantissimo dello sport. Fu promosso tenente il sette ottobre 1887, nel mandamento di Castel San Giorgio. Partecipò alla spedizione di Eritrea, dove dopo la sconfitta rimase sei mesi disperso fra gli aridi monti e impraticabili deserti abissini, da cui riuscì vivo per miracolo. Dopo il rientro in Italia, l’8 giugno 1896 fu decorato al valore e assegnato al 37° Reggimento di fanteria.

    Carmine Amendola nel 1900 (tratta dal libro)

    Il 29 dicembre 1898 venne nominato Capitano del 4° Reggimento Bersaglieri e poi nel 1902 destinato al Comando di Divisione di Perugia, dove fu decorato con la croce d’oro per anzianità e meriti di servizio.

    Trasferito al 6° Bersaglieri, fu di stanza ad Ancona e dopo a Bologna, dove nel 1909 ebbe la sventura di perdere l’amata moglie Edvige Tebaldi di 37 anni (un’artista, cantante d’opera, che aveva studiato al celebre Liceo Musicale di Pesaro, allieva preferita di Mascagni e zia della famosissima Renata Tebaldi), lasciando orfano l’unico figlio Antonio Onorato.

    Il 3 novembre 1910 fu decorato con la croce di Cavaliere dell’Ordirne Mauriziano; nel dicembre dello stesso anno passò a seconde nozze con l’Emiliana Maria Montanari. Promosso Comandante di battaglione nel 27° fanteria, si stabilì a Rimini come maestro di tattica e strategia militare. Raggiunse il grado militare di Tenente Colonnello del 158° Fanteria. 33a Divisione Militare.

    Il 24 maggio 1915 fu richiamato al fronte. Nel mese di agosto si trovava presso la testa di ponte di Tolmino, sino ad allora inespugnabile, mentre la mitraglia nemica e il fuoco intenso delle artiglierie avevano annichilito diversi reggimenti. Le truppe del 158° furono sbaragliate; Amendola, trovandosi in un posto avanzato di osservazione tra le terribili esplosioni, il 18 agosto cadde trafitto e scomparve per sempre nelle turbinose acque dell’Isonzo, ingrossato dalle piogge recenti.

    Essendo residente a Bologna al momento della morte, il suo nome è ricordato sulla lapide posta nella chiesa di Santo Stefano(foto in basso); inoltre l’amministrazione comunale di Castel San Giorgio, località dove era nato, il 14 settembre 2012 fece apporre una targa commemorativa nella piazza principale.

    Lapide posta nella chiesa di Santo Stefano a Bologna
    Lapide esposta nella piazza di Castelluccio frazione Castel San Giorgio (SA)
    Antonio Amendola foto tratta dal libro

    Il figlio, Antonio Amendola De Tebaldi, era molto noto agli italiani dell’Argentina sia come autore di libri di poesie che come scrittore in molte riviste (con lo pseudonimo Marco Visconti) e come sacerdote della diocesi di La Plata (prov. Di Buenos Aires). Svolse un apostolato molto attivo sia in campo religioso che civile; come centurione cappellano della Milizia Fascista fu molto attivo nella propaganda dell’epoca per il reclutamento di volontari italo-argentini per la guerra di Etiopia (1935) e per la guerra civile spagnola (1936-1939), facendo coniare diverse medaglie da distribuire ai volontari che riusciva a reclutare.

    Una delle medaglie fatte coniare

    Amendola de’ Tebaldi centurione cappellano Africa – Spagna XIV – XVII, diritto
    Rovescio

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