L’ITALIA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Dopo aver conquistato il potere e instaurato la dittatura fascista, Mussolini in politica estera mostra la sua volontà espansionistica dando vita alla mistica dell’impero e della “missione civilizzatrice italiana” che porta nel 1935 all’invasione dell’Etiopia; la vittoria viene annunciata alla nazione dal balcone di piazza Venezia il 9 maggio 1936 al grido “l’Italia ha il suo Impero”.

 

Nello stesso anno appoggiando insieme alla Germania la falange comandata dal generale Francisco Franco contro i repubblicani nella guerra civile Spagnola (1936/1939) – che era anche un conflitto tra classi sociali – si rafforza il legame con la Germania di Hitler che darà vita all’Asse Roma – Berlino.

Il fascismo, che precedentemente esaltava la tradizione statale e la grandezza di Roma antica e il suo impero assimilatore e unificatore, nel 1938 con la promulgazione dei provvedimenti per la difesa della razza, assume un volto antisemita e razzista, sancendo in modo netto e definitivo il carattere subordinato del fascismo rispetto alla supremazia del nazismo, nel quale l’elemento unificatore è costituito dalla razza e non dallo Stato: la Germania nazista è ormai la guida del blocco degli Stati totalitari.

   La Germania lancia un ultimatum alla Polonia affinché ceda il corridoio di Danzica e aderisca al patto anti COMINTERN.

Il 7 aprile 1939 truppe italiane invadono l’Albania costringendo il re albanese Zog I alla fuga e nominando al suo posto Vittorio Emanuele III.  

Il 22 maggio del 1939 viene firmato a Berlino il Patto di amicizia e di alleanza militare fra l’Italia e la Germania. (Patto d’acciaio).

“Nell’asse c’era la Germania e l’Italia, ora c’è la Germania più l’Italia” (B. Mussolini).

Hitler più Mussolini

Nel frattempo la Germania si assicura la neutralità dei paesi vicini, Russia in primis, con la quale stipula un patto di non aggressione firmato il 23 agosto 1939 (patto von Ribbentrop – Molotov): le clausole segrete prevedono la spartizione della Polonia.

    Il 1° settembre 1939 le truppe tedesche, invadono la Polonia ed in meno di un mese la conquistano, grazie alla strategia della così detta BlitzKrieg, cioè “guerra lampo”.

L’invasione si può ritenere la causa della seconda guerra mondiale.

Il 3 settembre 1939 Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania.

L’Italia afferma in questo momento la sua non belligeranza.

   La Germania dopo aver conquistato la Polonia punta verso la Scandinavia a nord, e a ovest travolge il neutrale Belgio e i Paesi Bassi e nel maggio del 1940 invade la Francia.

l’Italia entra nel conflitto: dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.

    Infine l’Italia entra in pieno nel conflitto accanto alla Germania nazista, con la dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, alla quale seguirà l’invasione della Francia il 10 giugno 1940 per potersi sedere al tavolo per firmare l’armistizio (Villa Incisa, Roma) con la Francia sconfitta il 24 giugno: essa lasciò momentaneamente all’Italia Mentone ed alcune zone alpine occupate dalle truppe italiane.

  Mussolini avvia la così detta “Guerra parallela” nell’ Africa Anglofona (agosto 1940), dove punta ad espandere i possedimenti coloniali e colpire l’impero britannico sfruttando le basi in Libia e in Africa Orientale Italiana (AOI). Dalla Libia, le truppe italiane guidate dal maresciallo Rodolfo Graziani avanzano in Egitto (settembre 1940) contro i britannici. 

Truppe italiane nel deserto senza protezioni naturali sotto i bombardamenti

L’offensiva si ferma dopo solo 100 chilometri per gravi carenze logistiche e di mezzi motorizzati. Con l’Operazione Compass, i britannici contrattaccano travolgendo le linee italiane, conquistando la Cirenaica (Libia orientale) e catturando oltre 130.000 italiani.

   Nei Balcani (28 ottobre 1940) l’Italia lancia l’invasione della Grecia partendo dalle basi in Albania. In questo attacco l’esercito italiano si dimostra impreparato, sottovalutando la resistenza greca e ignorando le terribili condizioni meteo dell’inverno imminente sulle montagne: l’esercito italiano viene respinto in Albania dai Greci con l’aiuto di un contingente britannico, subisce gravi perdite e Mussolini è costretto a chiedere aiuto a Hitler. 

Truppe italiane che marciano nella neve verso le linee avanzate del fronte greco

I Tedeschi invadono la Jugoslavia, la quale firma la resa il 17 aprile 1941, dalla Jugoslavia attraverso la Macedonia invadono la Grecia e il 27 aprile 1941 entrano ad Atene: anche la Grecia è costretta a firmare la resa. Con un’azione altrettanto fulminea le truppe tedesche si impadroniscono anche di Creta.

   Anche in Africa, dopo le sconfitte subite, Mussolini è costretto a chiedere aiuto a Hitler, che avrebbe preferito non essere coinvolto perché già impegnato contro l’Inghilterra in Normandia e nei preparativi dell’invasione dell’URSS con “l’operazione barbarossa”. Comunque invia in nord Africa il contingente “AFRIKAKORPS” comandato dal generale Erwin Rommel, il quale giunge in Libia nel febbraio 1941 e conquista la città di Tobruk, costringendo i Britannici a retrocedere in Egitto.

   Mussolini deve riconoscere il fallimento della guerra parallela rinunciando a prendere iniziative autonome nel Mediterraneo.

    Intanto in Etiopia nonostante iniziali successi territoriali (come l’occupazione della Somalia britannica), le forze italiane rimangono isolate e subiscono la controffensiva britannica. La strenua resistenza di Amedeo di Savoia ad Amba Alagi (maggio 1941) viene spezzata dai britannici che conquistano l’intera Etiopia, anche se agli Italiani arresisi viene concesso l’onore delle armi. 

    In nord Africa dopo una fase di stallo avviene la svolta con la battaglia di El-Alamein, combattuta fra il 23 ottobre e il 4 novembre 1942 vinta dall’VIII armata inglese del generale Bernard L. Montgomery. L’8 novembre gli Anglo-Americani al comando del generale Dwight Eisenhower sbarcano in Marocco e in Algeria accerchiando le truppe italotedesche che si sono ritirate in Tunisia e che si arrendono nel maggio 1943. Adesso il controllo dell’Africa passa in mano agli alleati angloamericani.

FRONTE RUSSO

     Sul fronte russo, l’invasione inizia il 22 giugno 1941 con l’operazione Barbarossa. I vertici militari tedeschi fiduciosi nella sperimentata BlitzKrieg, pensano di piegare l’URSS in poche settimane. Mussolini confidando nella forza dell’esercito tedesco e in una vittoria sicura, ritiene fondamentale essere al fianco del proprio alleato per condividere le conquiste annunciate. Il 10 luglio 1941 invia un primo contingente di 62000 uomini, il Corpo di spedizione italiano in Russia (Csir).I Tedeschi avevano richiesto delle unità autotrasportabili, arrivano invece delle divisioni appiedate che per i trasporti dipendono dagli alleati, i quali pretendono di mantenere l’uso completo dei treni per l’avanzata delle loro truppe. I soldati italiani devono dunque percorrere migliaia di chilometri a piedi per raggiungere il fronte.

Bersaglieri in un campo di granoturco in Ucraina
Una colonna nel fango delle strade dell’URSS
Riposo nell’immensa pianura dell’URSS

Nell’inverno del 1941-42 i soldati italiani affrontano la prima grande battaglia per la conquista di Donesz (la battaglia di Natale 1941); si verificano le prime perdite: i morti e i dispersi saranno 1792, e 7778 i congelati, a dimostrazione che l’equipaggiamento non è affatto adatto al clima russo.  Nell’estate del 1942 su richiesta di Hitler, vengono inviate nuove divisioni che vanno a costituire un intero corpo d’armata, l’Armata italiana in Russia (Armir), stanziata sul medio Don. A dicembre 1942 inizia la grande offensiva dell’Armata Rossa e nello scontro l’armata italiana subisce una delle più gravi sconfitte dell’esercito italiano nella Seconda Guerra Mondiale: dei 290.000 uomini partiti, 11.000 risultano i caduti, 95.000 i dispersi, vengono fatti prigionieri dai russi più di 60.000 soldati (a guerra finita solo 10.030 prigionieri saranno restituiti vivi dall’ URSS). La battaglia di Natale del 1942 è ricordata dai reduci per le sofferenze patite, i morti, la cattura di massa, la marcia di chilometri nella neve per i campi di prigionia, la disastrosa ritirata, sempre inseguiti dai Russi e con un equipaggiamento non idoneo ad affrontare il tremendo freddo. 

Soldati italiani nella tragica ritirata del gelido inverno dell’URSS

alleati Anglo Americani sbarcano in Italia

    L’attacco all’Italia inizia con lo sbarco degli alleati Anglo-Americani a Pantelleria (11 giugno 1943) a cui fa seguito lo sbarco in Sicilia (9 luglio). Palermo viene conquistata il 22 luglio, Catania il 6 agosto e Messina il 17 agosto. Il 3 settembre sbarcano in Calabria. Intanto, a seguito di un malcontento popolare dovuto alle dure incursioni aeree Anglo Americane prima e dai Tedeschi poi, si verifica il crollo del regime: messo in minoranza in una seduta del Gran Consiglio il 25 luglio 1943, Mussolini viene arrestato, e sostituito dal Maresciallo Pietro Badoglio il quale capitola segretamente il 3 settembre a Cassibile: l’armistizio viene fatto conoscere l’8 settembre durante lo sbarco americano a Salerno e dei britannici a Taranto; Badoglio e il Re si rifugiano a Brindisi (9 -10 settembre). A seguito dell’armistizio i militari italiani dislocati in Grecia, Jugoslavia e Francia che si dichiarano fedeli a Badoglio e non a Mussolini vengono catturati dai nazifascisti e tradotti in Germania a lavorare nelle fabbriche con lo status di IMI (Internati Militari Italiani, argomento di un prossimo articolo).

    Il 1 ottobre 1943, quando gli Anglo Americani arrivano a Napoli, la trovano già liberata: la città si è sollevata il 27 settembre e la ribellione è infuriata per 4 giorni (le “quattro giornate di Napoli”). L’Italia si trova così divisa in due parti: il Sud sotto il controllo del governo del Re, e occupato dagli Anglo Americani, il centro-nord occupato dai Tedeschi fino a Gaeta lungo la linea Gustav (Gaeta – Pescara), sotto la guida di Mussolini, che con un blitz è stato liberato dai nazisti e ha formato a Salò la Repubblica sociale italiana (23 settembre 1943).

Il 9 settembre 1943 si formano i Comitati di liberazione nazionale (Cnl) con le rappresentanze dei partiti antifascisti, che danno avvio alla guerra partigiana nei territori del Centro-Nord occupati dai nazifascisti.

Alla guerra tra potenze straniere, si affianca la guerra civile tra Italiani.

Badoglio dichiara guerra alla Germania ed è accettato come cobelligerante dagli Alleati; viene creato un Governo Militare Alleato per l’amministrazione dei territori sottratti ai Tedeschi (13 ottobre 1943).

Nella sua breve durata, la repubblica dei 600 giorni di Salò si regge solo sulla forza militare tedesca e agisce come uno stato a sovranità limitata, con un apparato civile e militare, che comprende la Guardia nazionale repubblicana, le “Brigate nere” di Salò e la marina da guerra repubblicana formata dalla Xa MAS di Junio Valerio Borghese, responsabili di una feroce repressione antipartigiana (35.000 i partigiani uccisi) e della persecuzione degli ebrei italiani, un sesto dei quali muore nei lager nazisti.

Nella ritirata verso nord, i nazisti, con la complicità dei fascisti, furono artefici di numerosi eccidi di civili, con un totale di 10.000 vittime: (Boves, le Fosse ardeatine, Civitella, Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto gli esempi più tristemente noti).

Fra le battaglie svoltesi in questo periodo, si registra la dura resistenza tedesca a Cassino, che provoca la distruzione dell’Abbazia bombardata dagli Americani (ottobre 1943 – maggio 1944).

    Si arriva così allo sbarco alleato a Nettuno (gennaio 1944). I comitati di liberazione nazionale, pur discordi fra di loro, chiedono l’abdicazione del Re, il quale il 12 aprile 1944 dichiara di ritirarsi a vita privata, nominando il figlio Umberto luogotenente.

Roma liberata (4 giugno 1944).

Roma, 4 luglio 1944: entrano nella Stazione di Termini i primi due convogli della linea Napoli-Roma, riattivata al traffico un mese dopo l’ingresso degli Alleati, grazie ai ferrovieri rimasti sempre al loro posto, con numerose vittime sotto i bombardamenti.

Il 22 agosto 1944 viene liberata la città di Firenze. Molto intensa è la resistenza tedesca sulla linea Gotica che va da Viareggio a Ravenna. Si intensifica la guerra partigiana.  Il 9 aprile viene portato un attacco decisivo alla linea gotica, che viene sfondata: il 21 aprile 1945 viene liberata Bologna, gli Alleati attraversano il Po, le popolazioni insorgono e il 25 aprile 1945 viene liberata tutta la Val Padana. L’Italia settentrionale è liberata, Mussolini viene catturato dai partigiani mentre tenta di fuggire in Svizzera e viene fucilato.

Il 29 aprile 1945 gli ultimi Tedeschi che occupano l’Italia si arrendono e firmano a Caserta l’atto di resa.

Conseguenze della disfatta

La conferenza di Pace, apertasi a Parigi il 29 luglio 1946, termina i suoi lavori il 10 febbraio 1947. Le condizioni imposte all’Italia sono dure: la Francia ottenne la cessione di Briga e di Tenda; le forze armate vengono ridotte a quantità minime; le frontiere e le coste smilitarizzate; l’Alto Adige, di cui l’Austria pretende la cessione, ottenne insieme al Trentino l’autonomia amministrativa (accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1945) e l’accordo viene inserito nel trattato di pace.

Le perdite più gravi si registrano sulla frontiera orientale, dove la Jugoslavia di Tito appoggiata dall’ U.R.S.S. richiede territori oltre l’Isonzo. L’Italia salva Gorizia, ma deve cedere la bellissima Istria e la città di Zara. Rimane l’incertezza di Trieste e del suo territorio, diviso in due zone, la A occupata dall’Italia e la B occupata dalla Jugoslavia. Dopo lunghe trattative, il 5 ottobre 1954 viene stabilito che la Jugoslavia continui ad amministrare la zona B e che l’Italia assuma l’amministrazione della restante zona A, che include la città di Trieste e che diventerà la provincia più piccola d’Italia.

Con l’adesione al Patto Atlantico, del 4 aprile 1949, i governi americano, britannico e francese aderenti al patto sospendono le clausole del disarmo dell’Italia ed il pagamento delle riparazioni di guerra.

L’Impero viene smantellato: Etiopia e Albania tornano indipendenti, le colonie sono perdute (Libia, Eritrea, Somalia, Dodecaneso) ed iniziano una nuova fase della loro storia.

Mugnanesi decorati sul campo

CROCE DI GUERRA AL V. M.

<< A viventi>>

Feniello Antonio di Vincenzo, da Mugnano (Napoli), Primo Aviere marconista.
    A bordo di un velivolo da bombardamento, partecipava ad azioni belliche su importanti obiettivi. In presenza di vivace sprezzo del pericolo, contribuiva efficacemente al felice esito delle missioni.
        – Cielo della Grecia, giugno-dicembre 1940 -XVIII-XIX.

Amoruso Silvestro fu Francesco, da Mugnano di Napoli (Napoli) – Serg. R.T. Bonaia (Galla Sidama) 4-8 febbraio 1942. “In servizio R.T. in un fortino posto a difesa di un campo di atterraggio di fortuna, con senso spiccato del dovere dava la sua opera attiva per la difesa del fortino stesso allorchè questi veniva fortemente attaccato, per più giorni, da masse armate di ribelli”.
      Bonaia (Galla Sidama), 4 – 8 febbraio 1941

Per la seguente motivazione è stata concessa la Croce di guerra al V.M. “sul campo” ai sottonotati militari:
Cerniglia Giuseppe da Palermo – Primo Aviere Montatore.
Cipolletta  Mario da Mugnano (Napoli) – Aviere di Governo
   “In servizio presso un Aeroporto di guerra, accortosi che, a seguito di bombardamento nemico, l’incendio sviluppatosi in un veicolo colpito da bombe investiva altro velivolo vicino, accorreva prontamente. Nonostante il pericolo rappresentato dallo scoppio di bombe esistenti a bordo del primo apparecchio, riusciva ad isolare il secondo e ad estinguere il principio d’incendio che minacciava di distruggerlo. Salvava così prezioso materiale di volo dando prova di cosciente sprezzo del pericolo e di assoluta devozione al dovere”.
        Aeroporto di Castelvetrano, 4 gennaio 1942 – XX.

 

Bombardieri italiani