La prima guerra mondiale

La Prima Guerra Mondiale iniziò il 28 giugno 1914 con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo da parte di Gavrilo Princip. L’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia e, a causa delle alleanze, il conflitto si estese rapidamente coinvolgendo le potenze dell’Intesa (Inghilterra, Francia, Russia e altre) contro quelle dell’Alleanza (Germania, Austria-Ungheria e Turchia). L’Italia inizialmente rimase neutrale, per poi entrare nel conflitto il 24 maggio 1915.

Cervignano (FVG) dove fu sparato il primo colpo di cannone dagli italiani dall’altra sponda del fiume Ausa.
Lapide a ricordo dell’evento
Epigrafe posta sulla casa che si trova sulla sponda del fiume Ausa da dove partì la prima cannonata

La guerra proseguì per diversi anni con piccole conquiste di territori al costo di migliaia di morti, poi ci fu la disastrosa sconfitta di Caporetto, sconfitta seguita da una caotica ritirata che terminò con la dura resistenza sul fiume Piave guidata dal generale Armando Diaz e la vittoria finale di Vittorio Veneto.

Monumento celebrativo sulla sponda del fiume Piave

ARMANDO DIAZ. Capo di stato maggiore dell’esercito (8 novembre 1917-24 novembre 1919), coniugato con De Rosa Sarah, nipote per parte materna del senatore MIRABELLI Giuseppe di Calvizzano (comune confinante con Mugnano).Foto Mario Nunes Vais

Il conte Domenico Mirabelli, podestà di Calvizzano, cognato del generale Diaz (morto il 29 feb 1928), per il prestigio di cui godeva la famiglia, ricevette in dono un cannone sottratto agli Austro-Ungarici da utilizzare nella composizione artistica del monumento ai caduti di Calvizzano; all’inaugurazione del monumento (6 giugno 1934) parteciparono il principe Umberto e il cardinale Ascalesi.

Alla fine della guerra, nel 1918, oltre tredici milioni di persone erano morte (in Italia 600 mila). I sopravvissuti, molti invalidi e malati, avrebbero voluto dimenticare gli orrori della guerra, ma non i loro compagni, con cui avevano condiviso la sofferenza e che erano rimasti sui campi di battaglia, spesso non identificati. Il lutto aveva colpito tutte le classi sociali: il nord, il centro e il sud Italia si erano ritrovati uniti in questo dolore. Gli ex combattenti riuniti in associazioni (a Mugnano avevano la sede nel palazzo del Municipio) spingevano per ottenere leggi per onorare i caduti: nacque così il mito dei Caduti, che presentava i soldati morti come eroi della Patria e trasformava il sacrificio in un simbolo di gloria nazionale.

IL MITO DEI CADUTI  

In tutti i comuni d’Italia si costruirono monumenti e si intitolarono strade, asili, scuole ai caduti.  Anche i Mugnanesi vollero il loro monumento ai Caduti  nella piazza principale del paese. L’inaugurazione ebbe luogo nel 1924, alla presenza delle autorità civili e religiose e con la partecipazione dell’intera cittadinanza. Erano trascorsi sei anni dalla fine della Grande Guerra e per molte famiglie quel momento rappresentò un’occasione di profonda commozione e di raccoglimento.

Gran parte della popolazione era allora analfabeta e spesso non era nemmeno in grado di leggere il nome del proprio caro inciso su quella lapide; molti di quei soldati, del resto, erano rimasti sepolti lontano, nei luoghi stessi dei combattimenti. Eppure quel monumento costituiva un segno tangibile di memoria e di riconoscenza collettiva. In esso la comunità sentiva di aver finalmente reso onore ai propri caduti, come testimoniavano le solenni parole incise sulla pietra:

“AD IMPERITURA MEMORIA”
e
“I CITTADINI ORGOGLIOSI, RICONOSCENTI E DEVOTI CONSACRANO”.

Il bel monumento stile liberty distrutto

Purtroppo gli amministratori comunali degli anni Settanta non seppero custodire e rispettare l’impegno morale assunto dalle generazioni precedenti. Quando l’antico municipio fu demolito per far posto al nuovo edificio comunale, il monumento venne disperso. A ricordarlo è il prof. sac. Francesco Gargiulo nel suo volume Mugnano di Napoli fra storia e tradizioni, dove scrive che le sculture furono «ridotte impunemente in frantumi dai rozzi manovratori della pala meccanica, forse per l’avidità del poco bronzo che l’adornava».

Tuttavia sarebbe riduttivo attribuire la responsabilità soltanto all’ultimo anello della catena. Osservando la facciata del nuovo municipio, infatti, si nota come non fosse stata prevista alcuna collocazione per il monumento. È dunque verosimile che le responsabilità risalgano alle scelte amministrative compiute in fase progettuale. Sarebbe stato necessario verificare con attenzione:

  • le delibere di Giunta o di Consiglio comunale relative alla demolizione e alla ricostruzione dell’edificio;
  • il progetto approvato, con le relative tavole e relazioni tecniche;
  • eventuali atti riguardanti la ricollocazione del monumento;
  • Bene comunale: il Comune può decidere di spostarlo o ricollocarlo, ma con atto formale.
  • Bene vincolato ai sensi del Codice dei Beni Culturali: serve autorizzazione della Soprintendenza.
  • Memoriale storico legato ai caduti della Prima Guerra Mondiale: ha un forte valore simbolico e identitario.

Se fosse vero che le sculture in bronzo furono vendute come semplice rottame, ci troveremmo di fronte a un fatto di notevole gravità: la distruzione o dispersione di un bene culturale, un possibile caso di peculato per la sottrazione di un bene pubblico, nonché eventuali responsabilità penali per chi ne avrebbe disposto la vendita e responsabilità amministrative per chi avrebbe dovuto vigilare.

Non si tratterebbe, dunque, di una semplice “svista progettuale”, ma di un episodio potenzialmente molto più serio. Tuttavia, a distanza di tanti decenni, ogni possibile accertamento appare ormai difficilmente praticabile: il tempo trascorso ha reso quasi impossibile stabilire con precisione fatti e responsabilità.

Rimane però una certezza: quando un monumento viene distrutto o dimenticato, non si perde soltanto un’opera di pietra o di bronzo, ma un frammento della memoria collettiva. E una comunità che smarrisce la memoria dei propri caduti rischia, col tempo, di smarrire anche una parte della propria identità.

Superata la questione “chi è il colpevole”, la comunità voleva recuperare la memoria di quel monumento

e fu fatto un primo tentativo con la costruzione di un monumento in acciaio corten senza stele con il nome dei caduti, ma non ebbe successo e fu distrutto e disperso.

Nel 2000 si riprovò con un terzo monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre realizzato dallo scultore Sasà Giusto, consistente in una scultura ed una lapide con il nome dei caduti interrata come una tomba, che però presto divenne ricettacolo di rifiuti. La piazza fu circondata da un muretto, chiamato dai Mugnanesi “muro della vergogna”. Anche questo monumento fu distrutto e la scultura in bronzo scomparve, fu recuperata solo la stele con i nomi dei caduti e collocata tra due pilastri del palazzo comunale, dove ora si trova.

scultura di Sasà Giusto scomparsa
lapide col nome dei caduti monumento del 2000
Il monumento come si presenta oggi

BENEMERITI DELL’ASSISTENZA SCOLASTICA

Sul bollettino ufficiale del ministero della pubblica istruzione del 05 luglio 1917, a norma della circolare n.77 del 20 dicembre 1916 vennero pubblicati a titolo d’onore i nomi dei benemeriti dell’assistenza scolastica a favore dei figli dei militari. Di seguito i nomi dei Mugnanesi: