Il giorno 29 febbraio 1896 il Generale in capo Oreste Baratieri, Governatore dell’Eritrea, un veterano dei Mille, decideva di avanzare verso i monti che circondano Adua con la speranza di occuparli, ritenendole posizioni vantaggiose. La circostanza che fosse stato tratto in inganno da false informazioni che davano il nemico in ritirata, errate informazioni sul terreno dovute a mappe imprecise e una pessima direzione militare fecero sì che le tre colonne italiane si disperdessero durante una disordinata marcia notturna. Scoraggiati, affamati e stanchi, la mattina dopo esse si trovarono esposte agli attacchi frazionati di un esercito enormemente superiore: 100.000 uomini contro i 16.500 Italiani. Va, fra l’altro, precisato che su questa battaglia le cifre citate dalle varie fonti variano molto. La sera del 1° Marzo l’esercito di Baratieri era in fuga disordinata: dei suoi uomini 6000 erano morti (tanti quanto in tutto il Risorgimento), 1000 i morti Ascari; 5000 Italiani e 4000 Ascari riuscirono a fuggire. 1900 Italiani erano caduti prigionieri di Menelik. Persero la vita anche 2 generali, 2 colonnelli, 3 tenenti colonnello, 16 maggiori e 68 capitani. Tutti i cannoni e 11.000 fucili erano caduti in mano al nemico. Agli 800 Ascari eritrei catturati, ritenuti traditori, gli Etiopi tagliarono la mano destra ed il piede sinistro.
Quando la notizia giunse in Italia vi fu un’esplosione di collera. A Roma, Milano, Napoli e in altre città le folle dimostrarono contro «la guerra di Crispi» al grido di «Via dall’Africa!» e persino «Viva Menelik»1………… Il 5 Marzo Crispi fu costretto alle dimissioni. Non sarebbe mai più tornato al governo. Gli avversari più risoluti di Crispi provenivano dalle sue stesse fila: repubblicani, radicali al seguito di Felice Cavallotti, socialisti che fecero proprio lo slogan «né un uomo né un soldo in Africa» di Andrea Costa.
1L’Italia dal liberalismo al fascismo – Christopher Seton-Watson vol.1 pag 212 – UNIVERSALE LATERZA

Anche Mugnano ebbe il suo caduto, fino ad oggi rimasto sconosciuto. Vediamo chi era:
FRANCESCO PACILIO
Il padre, un giovane di 22 anni, impiegato, residente a Napoli ma nato a Pescara, aveva sposato il 15 giugno 1894 una mugnanese, Maria Giovanna Mauriello, di 25 anni, vedova di Luigi Cipolletta, con un figlio, Costantino.
Francesco si arruola nell’Esercito e il 16 agosto 1885 frequenta a Roma un corso speciale presso la scuola magistrale di scherma, Reggimento cavalleria Lucca (16°) con il grado di sergente 1° battaglione di istruzione.
Dal 3 Agosto 1891 è destinato a formarsi nei quadri del 16° battaglione fanteria Africa col grado di sottotenente.
Il 12 gennaio 1896 parte per l’Eritrea col grado di Tenente di Fanteria, dove perde la vita e non viene più ritrovato.
Il 12 luglio 1909, essendo senza moglie e senza figli, viene richiesto al tribunale di Napoli dal fratello Costantino1, da dividere con altri 14 familiari di Mugnano2, il pagamento delle £. 400 (circa 2100 euro dell’anno 2025) d’indennità di entrata campagna spettante come ufficiale a norma della legge 11 luglio 1901.(il salario giornaliero di un di un tessitore di Mugnano era di £.1,80 al giorno per 11 ore di lavoro).
Il suo nome è ricordato nel libro “STORIA DELLE FANTERIE ITALIANE ” volume 4 pag. 125.
1Gazzetta Ufficiale del Regno D'Italia inserzioni n.285 del 7 dicembre 1905 pag. 2584.
2Gazzetta Ufficiale del Regno D'Italia n.263 inserzioni 10 novembre 1909, pag. 3077.

Battaglia di AduaMINISTERO DELLA GUERRARicompense al valor militare per la battaglia di Adua (1° marzo 1896) approvate da S. M. in udienza dell’11 marzo 1898Pubblicato sulla G. U. Anno 1898 Roma Sabato 19 Marzo Numero 65 |

Pacilio Francesco Gennaro Raimondo, di fu Pasquale e di Maria Mauriello, celibe, nato in Mugnano di Napoli il 26 Dicembre 1865, apparteneva all’87°fanteria e partì volontario nel dicembre 1895. Faceva parte del 16° battaglione,4a compagnia, tenente di fanteria, ricompensa al valor militare:
medaglia d’argento
Diede prova di coraggio e fermezza, mantenendo uomini del proprio reparto in posizione sotto fuoco vivissimo. Stretto da vicino da numerosi nemici, con disprezzo del pericolo, prima di ripiegare, attendeva coi suoi a rendere inservibile un pezzo di artiglieria, perdendovi la vita.

PER L’AFRICA SUL PIROSCAFO SINGAPORE
Dalla Tribuna illustrata n. 52
16° Battaglione Fanteria Africa Partito da Napoli il 12 gennaio 1896 sul Piroscafo SINGAPORE
Della società La Veloce comandante G. Parodi

UFFICIALIVANDIOL cav. Eugenio, maggiore 32 fanteria
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IL 1° MARZO 1901, AL CIRCOLO MILITARE DI ROMA, VENNE INAUGURATO UN MONUMENTO AI CADUTI IN AFRICA.

Descrizione del monumento e della cerimonia da un giornale dell’epoca
I caduti della battaglia d’Adua non avevano un monumento collettivo. Vi pensò il Circolo Militare di Roma affidandone l’esecuzione allo scultore Vito Pardo e all’architetto Alessandro Dori. Il monumento si compone di un basamento di granito di Baveno, arieggiante un’ara romana, alla cui sommità corre un fregio dorato, e nel cui centro si legge: “Ai compagni caduti in Africa”; iscrizione troppo laconica e incompleta pei venturi, al cui ricordo i monumenti sono specialmente destinati. Sotto, la palma dei martiri e l’alloro dei gloriosi. Sopra, un gruppo di reliquie di guerra: un cannone, una sciabola, un fucile, una ruota spezzata e due bandiere con grandi pieghe scendenti sul basamento e sul quale s’erge un’aquila. L’aquila sta minacciosa in atto di difesa , pronta ad assalire chi toccasse quegli avanzi dell’eroismo dei caduti fra le ambe. L’inaugurazione ebbe luogo il 1° marzo, anniversario dell’infausta battaglia. La sede del Circolo era addobbata con fiori e palme. Grande il numero degli ufficiali intervenuti. V’eran più di cinquanta generali, fra ‘ quali Menotti Garibaldi, Luigi Pelloux, Saletta, Heusch e il generale di San Marzano, primo segretario dell’ ordine mauriziano. S. M. il Re , accompagnato dal conte di Torino (venuto direttamente da Milano ) e dal seguito, arrivò al Circolo alle 15, in piccola tenuta: fu ricevuto dal ministro Ponza di San Martino, dall’ammiraglio Di Brochetti, da altri. Il tenente generale Pedotti, iniziatore del monumento, telegrafò da Bari, dove comanda quel corpo d’esercito, inviando omaggi al Sovrano. La musica del 63° fanteria suonava, intanto, la marcia reale. Prese la parola il ministro Ponza di San Martino, che espresse il comun sentimento in onore dei caduti, e invitò S. M. a recarsi nel salone per la commemorazione che il tenente colonnello Amadasi, uno dei reduci d’Africa, avrebbe tenuta; ma, prima, a un cenno del Re, fu scoperto il monumento. La commemorazione fu una apoteosi dei caduti: Gloria victis
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